URBAN EXPLORERS

11.07.2019

Immagini e Psicanalisi

Oblio

Abbandono

Dimenticanza

Oscurità

Silenzio

Nostalgia

Ricordo

Memoria

Un viaggio alla scoperta di luoghi abbandonati, un viaggio nella psicologia umana.

Gli Urban Explorers non “visitano” solamente luoghi dimenticati, cercano di rubarne l’anima, di salvarla dall’inverno, da quel letargo in cui è caduta.

Gli Urban Explorers camminano attraverso la storia, in quei luoghi dove ogni passo crea un rumore nel buio, nel silenzio; ogni passo crea uno scricchiolio, crea un rimbombo che ti tuona nel cervello, crea un ritmo unico con il battito del tuo cuore, che pulsa… forte…

FRAGILITA’

Gli Urban Explorers mostrano in alcuni dei loro scatti tutta la fragilità dell’essere umano, rappresentata per esempio da quella ruota panoramica, quella mai inaugurata, quella che ti doveva fare toccare il cielo, quella che ti doveva fare sentire grande grande con ai tuoi piedi una città piccola piccola e che invece è stata installata in quel luogo “sbagliato”, in quel luogo ora abbandonato, ma mai dimenticato.

OSCURITA’

Gli Urban Explorers mostrano in alcuni dei loro scatti l’oscurità dell’essere umano.

Ci sono luoghi che “in vita” sono stati costruiti per “contenere” la disperazione dell’uomo, ed una volta abbandonati sono rimasti in modo prepotente simbolo del buio e dell’annientamento della persona.

OBLIO

Gli Urban Explorers mostrano in tutti i loro scatti l’oblio: luoghi abbandonati, dimenticati, lasciati nella loro desolazione.

La paura dell’oblio, la paura di dimenticare o di essere dimenticati: le immagini di un luogo abbandonato sono lo specchio di una paura dell’essere umano.

Gli Urban Explorers penetrano nei meandri dei luoghi di un passato che può essere dolce o doloroso, ma che in entrambi i casi ci mette di fronte ad una parola: fine.

NOSTALGIA

Ma un’uscita di scena non è sempre negativa. I sentimenti degli uomini sono i più vari: se da un lato ci può essere la paura dell’oblio, dall’altro c’è un dolce ricordo.

In Giapponese si dice Natsukashi, il pensare a qualcosa di bello in modo nostalgico, ma senza alcuna tristezza, con il sorriso dipinto sul viso.

C’è quel pier in mezzo al mare, dove si sente il rumore delle onde, dove si passeggia o si sorseggia un tè in una spensierata giornata estiva.

Ci sono quelle ville sfarzose piene di tappeti ed arazzi, quegli hotel lussuosi frequentati da attori, attrici, cantanti, sportivi e personaggi dello spettacolo.

Ci sono quelle insegne luminose lungo una strada che rappresenta un paese.. che rappresenta un sogno.

Ci sono luoghi che hanno fatto sognare, ci sono state rappresentazioni meravigliose su cui ora è calato il sipario, senza però aver tolto nulla allo spettacolo.

L’America degli Urban Explorers

Città fantasma, luoghi abbandonati, alcuni per sempre, alcuni in cerca di un futuro, di una nuova primavera.

Gli Stati Uniti sono una fonte inesauribile di luoghi per gli Urban Explorers ed il mio viaggio lungo la Route 66 me ne ha dato conferma.


COS’E’ LA ROUTE 66


La strada maestra racconta la storia dell’America del 900, di quelle tante migrazioni verso Ovest per trovare lavoro o meglio, fortuna.

La strada maestra racconta la rinascita, il benessere, i viaggi verso la California, verso la città dei sogni.

Piccoli villaggi, motel, ristoranti, stazioni di servizio si susseguono lungo la strada.

O meglio si susseguivano….

Nuove strade hanno dirottato il cammino, le luci si sono spente, ma le insegne, le case, i ristoranti, i motel sono rimasti lì, in ricordo di un’epoca vissuta.

Caffetterie abbandonate

Dai vetri sporchi di quel diner si intravedono il vecchio bancone, i tanti tavoli ammassati, le stoviglie ed i quadri appesi.

Ed ad un tratto sembra di sentire il vociferare dei viaggiatori, quelli che si fermano per un pasto caldo, quelli che si fermano per un lungo caffè fumante, quelli che si fermano per riposare, quelli che si fermano semplicemente perché attratti da qualcosa di questo luogo.

Si sentono i racconti di viaggio, ognuno con le sue tappe, ognuno con la sua strada, ognuno con i suoi sogni, ognuno con la sua destinazione.

Ogni storia è diversa: c’è chi l’ha veramente vissuta, c’è chi ne ha sentito parlare, c’è chi se la immagina a suo modo.

Ma poi alle tovagliette, alle macchie di ketchup e maionese sparse per terra, si sostituisce nuovamente la coltre di polvere.

Al menu  esposto all’esterno si sostituisce un cartello “Vendesi”.

Un luogo così importante per tanti viaggiatori è ora lì, abbandonato al suo destino.

E magari il suo destino vorrà che qualche Urban Explorer passi di lì e scatti una foto… e che da una semplice foto qualcuno si innamori di quel luogo e del suo glorioso passato…

E quel passato potrebbe diventare un nuovo presente.

D’altronde il passato non è altro che un presente vissuto.


ROUTE 66, IL SOGNO DEVE CONTINUARE


Ghost Towns

Non un semplice ristorante chiuso, non un drive-in abbandonato, non un hotel fatiscente.

Intere città fantasma.

Una intera popolazione che abbandona in massa un luogo.

Non c’è più il passaggio dei viaggiatori, dei turisti, dei cacciatori di sogni.

Non c’è più l’introito derivante da quella vita, non ci sono più risorse.

Luoghi desolati, così affascinanti e così inquietanti, con quel vento che soffia quasi sempre, che si infila nelle crepe delle abitazioni, che fa sbatter porte e finestre rotte, che fa cigolare quel legno ormai marcio.

In queste città il cuore batte a mille ad ogni rumore, perché ogni rumore ti riporta ad una “presenza”, che sia  un cane randagio, un serpente che striscia nelle sterpaglie o un’anima del passato.

Le città fantasma americane sono la rappresentazione dell’incapacità dell’uomo di vivere senza risorse o forse sono la massima rappresentazione del consumismo, dello sfruttamento delle risorse. E quando finiscono…. “Sorry, Closed”

“EXIT” – Hotel Fantasma in Provincia di Pavia

La città: Pavia, la mia città, quella che spesso snobbi tanto è sempre lì a disposizione, la città “scontata”, la città che non è “mai abbastanza”.

Il luogo: Il broletto a dominare la piazza principale della città, quel “cortile recintato” dove si svolgevano le assemblee cittadine, luogo di incontri nel passato e per tanto location ideale per “incontrare” e “conoscere” luoghi, opere, persone.

L’artista della fotografia: Marcella Milani.

Il tema: Hotel fantasma in provincia di Pavia

Il brivido in più: il tema dell’abbandono, della desolazione a 2 passi da quel luogo che per Pavia non è un luogo abbandonato, ma che forse, nel suo passato, è stato lasciato “abbandonato a se stesso” fino a crollare.

La mostra: uno straordinario viaggio nelle “vacanze pavesi” di qualche anno fa o meglio nei suoi luoghi culto di villeggiatura.

Le vacanze fatte alle terme o alle pendici di un monte.

Le vacanze fatte in stutture alberghiere fiore all’occhiello del territorio.

Scatti che vogliono riportare alla luce quei luoghi un tempo rinomati ed ora “tristemente” abbandonati.

E se non fosse per la facciata scrostata, quel “Grand Hotel” protagonista del manifesto della mostra potrebbe sembrare chiuso perché ci troviamo “fuori stagione”.

Invece la stagione è finita, per sempre.

Probabilmente non ci saranno altre primavere a ridare vita a quei luoghi, non ci saranno fiori a dare colore a quel giardino, non ci sarà acqua a zampillare da quella fontana.

Inizio la mia “esplorazione urbana” della mostra.

Sento due signore parlare davanti ad alcuni scatti. Loro hanno vissuto l’epoca dello splendore dei luoghi; forse ci hanno soggiornato o forse sono semplicemente entrate nei giardini o nella hall per curiosare.

Ogni foto le conduce ad un ricordo.

Sebbene davanti agli occhi ci siano le immagini di un presente di abbandono, loro hanno negli occhi un passato di splendore.

Mi viene in mente l’immagine del film Titanic, quando Rose, oramai anziana, vede le la nave affondata. Man mano che la sonda entra ad esplorarne gli spazi sommersi, lei fa riemergere i ricordi. Il relitto si  trasforma nella meravigliosa nave di lusso in cui ha vissuto la sua più grande storia d’amore.

Le immagini in fronte a lei sono quelle di una nave completamente distrutta, ma lei inizia a sentire l’orchestra suonare, inizia a vedere le persone danzare, inizia a vedere  la grande sala da ballo e l’imponente scalinata tornare al loro sfarzo.

Una foto in particolare mi ha ricordato più che mai quella immagine del film: è quella di una stanza sontuosa, con le pareti affrescate, coi pavimenti a quadri antichi, con i soffitti ricoperti da travi di legno, con quel palco degno dei più grandi anfiteatri.

Come è accaduto a Rose, quella stanza prende vita.

Il sipario è ora alzato.

Scorrono le fotografie e quegli stralci di vita vissuta diventano ad ogni passo più chiari.

Ognuno di noi nel visitare questa mostra può immaginare una storia diversa, può comporre il suo puzzle con i vari pezzi che ogni scatto ci fornisce:

quelle stanze vuote con ancora i letti da rifare;

quei tavoli senza nessun commensale, ma ancora apparecchiati;

quel peluche abbandonato distrattamente da un bambino;

quelle sedie spostate davanti ad una grande vetrata;

quelle coppe di campioni esposte nella hall;

quella grande insegna luminosa di Buone feste.

E mentre scorro quelle fotografie dando spazio alla mia immaginazione, penso a come in realtà sia proprio quello stato di deterioramento a dare una nuova vita a quei luoghi, a “salvarli” dall’oblio.

Senza quella desolazione, senza quel caos, le foto scattate in quei luoghi sarebbero quelle di un “catalogo vacanze” che mostrerebbe stanze rifatte, tavole apparecchiate e ampi luoghi comuni.

Scorrendo quel catalogo probabilmente penserei ad hotel vecchi, quelli che sono rimasti sempre uguali, quelli che non hanno tenuto il passo con il tempo.

Avrei visto foto anonime.

Ed invece ho visto fascino, ho visto carattere, ho visto una forza travolgente in grado di riempire tutti i vuoti creati dall’abbandono.